a distanza, ma sempre entusiasmante

Abido, posizionato sulla riva sinistra del Nilo, a circ 530 km circa a Sud del Cairo, fu il luogo di sepoltura regale e nobiliare delle prime due dinastie. Fu anche sede di un antichissimo culto di Khenty-Amentyw, una divinità assimilata successivamente a Osiride, essendo entrambi “il primo degli occidentali”.

Nel corso dei millenni, Abido rimase sempre un luogo particolare e suggestivo, meta anche del viaggio rituale che il defunto avrebbe dovuto compiere una volta iniziato il suo percorso nell’”aldilà”.

Nel 2009  è stata riportata alla luce un’area funeraria risalente  alla II Dinastia, probabilmente appartenenti all’epoca di Regno di Khasekhemwy. L’a zona  indagata  dalla missione congiunta composta dalla Yale University, dall’Institute of Fine Art, dal Museo della Pennsylvania University e dalla New York University,  è a nord di Abido; oltre ad alcune sepolture ha restituito un recinto funerario, composto da mattoni di fango, risalente all’epoca di Hur-Aha, indicato come il fondatore della I Dinastia; all’interno dell’area delimitata dal muro si è riscontrata la presenza di tre sepolture di forma rettangolare con copertura in legno e canne.

La zona, in particolare quella delimitata dal muro, è stata riutilizzata in Epoca Tarda;  infatti, alcuni reperti riportano iscrizioni in copto oltre a diverse sepolture: alcuni reperti trovati  recano iscrizioni copte, oltre a una serie di sepolture riservate a ibis sacri.

Dopo aver contestualizzato,  iniziamo il gioco dell’archeologo, purtroppo a distanza e virtuale.

Con la consapevolezza di saltare molti dettagli che dalla foto non emergono, e che qualcun altro ha scavato, proviamo a verificare se tutto torna:

scavata direttamente nel terreno troviamo una sepoltura, probabilmente di una donna , con corredo.

Tre giare tipiche del periodo di Naqada III con impasto costituito da argilla mista a marna e limo, caratterizzate dal piccolo orlo estroflesso con il corpo che ha il diametro massimo spostato molto in alto con le spalle che si presentano molto larghe le pareti sfuggono rapidamente verso il piede. Il collo è tozzo. Dalla foto non si può intuire se i contenitori recano iscrizioni.

A un esame a distanza, le giare sembrano presentare un’ingobbiatura, ossia un rivestimento  realizzato con  argilla liquida diluita in acqua per ottenere una patina biancastra utile come base per la successiva decorazione.

abido

Lo scheletro è perfettamente conservato ed è stato inumato e posizionato con ogni probabilità a diretto contatto con il terreno e ricoperto dallo stesso. Questo lo si può affermare per via del fatto che lo scheletro risulta tutto in connessione. Fosse stato sepolto in una cassa con ogni probabilità la scena che si presentava agli scavatori sarebbe stata diversa.

La posizione è quella tipica del “dormiente”, tendenzialmente con la faccia rivolta verso est.

Siamo ancora in un periodo di transizione nella pratiche funerarie.

I defunti in epoca proto e predinastista venivano ancora deposti direttamente a contatto con la terra e quella arida e secca delle zone desertiche permetteva la mummificazione, ossia quel processo naturale di essiccamento dei tessuti che ne consentiva la conservazione.

In questo caso specifico il terreno non sembra però presentare quelle caratteristiche idonea alla mummificazione.

Con ogni probabilità il periodo di transizione tra l’inumazione in fossa senza imbalsamazione e la deposizione in contenitore con imbalsamazione deve essere durato per almeno un paio di dinastie perchè la pratica legata alla conservazione completa del corpo diventerà “prassi comune” a partire dalla V dinastia in avanti.

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