Sarapta

Sarepta era un insediamento fenicio sito nei pressi di Sidone. Di questo abitato, di cui si hanno tracce di frequentazione a partire dal 1550 a.C circa, è stato indagato, archeologicamente, un quartiere adibito alla produzione: dalla ceramica alla lavorazione del rame, dalla tintura della porpora alla produzione dell’olio d’oliva. Oltre che essere famosa per la produzione di una ceramica a vernice rossa, Sarapta è passata alla storia per un episodio legato al profeta Isaia, anzi un vero e proprio miracolo: 9]«Alzati, và in Zarepta di Sidòne e ivi stabilisciti. Ecco io ho dato ordine a una vedova di là per il tuo cibo». [10]Egli si alzò e andò a Zarepta. Entrato nella porta della città, ecco una vedova raccoglieva la legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un pò d’acqua in un vaso perché io possa bere». [11]Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Prendimi anche un pezzo di pane». [12]Quella rispose: «Per la vita del Signore tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un pò di olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a cuocerla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo». [13]Elia le disse: «Non temere; su, fà come hai detto, ma prepara prima una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, [14]poiché dice il Signore: La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non si svuoterà finché il Signore non farà piovere sulla terra». [15]Quella andò e fece come aveva detto Elia. Mangiarono essa, lui e il figlio di lei per diversi giorni. [16]La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunziata per mezzo di Elia. (1Re 17, 9-16).
Senza ricorrere a nessun miracolo: 150 gr di farina d’orzo, 150 gr di farina di frumento, 20 gr di lievito di birra, 100 ml di olio d’oliva, sale.
Per la farcitura 1 cipolla grossa.
Per impastare, non dovrebbero esserci grossi problemi, mettete la cipolla a pezzettini direttamente nell’impasto e per avere un effetto “antico”, con la punta delle dite realizzate dei solchi nell’impasto una volta disteso sulla teglia bella unta, prima di mettere in forno per 25 minuti a 180 gradi.

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