Ricetta da strato VII

Nel 1871 Heinrich Schliemann (1822-1890), seguendo le indicazioni e le descrizioni dei testi omerici, organizzò una spedizione archeologica in Anatolia, sulla sponda asiatica dello Stretto dei Dardanelli. Scoprì Troia: per la precisione non propria la Troia omerica ma si imbatté in una delle tante fasi di vita di quell’insediamento.

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Gli scavi condotti sul sito, negli anni a venire, hanno restituito ben nove livelli dell’abitato con un arco cronologico che va dal 3000 a.C al 300 d.C.

Decisamente interessanti il VI e VII “strato” datati rispettivamente 1800-1300 a.C. e 1300-1200 a.C. circa. Queste due fasi possono essere considerate corrispondenti al periodo del dominio ittita anche sull’area dell’Asia Minore. Il livello di vita VI dell’abitato fu distrutto da un terremoto e immediatamente fu ricostruito il livello VII che si identifica con la fase corrispondente al periodo omerico.

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La domanda che sorge spontanea è: Priamo era ittita ( in senso lato)? Secondo un famoso studioso di archeologia anatolica, si: nel 1924 E. Forrer pubblico un articolo che fece scalpore e che continua ancora a oggi essere portatore di discussioni accademiche (più o meno appassionanti): Forrer identificava la Troia\Ilios omerica con i toponimi Wilusa e Taruisa trovati nei testi ittiti.
Veniamo a noi: in ogni caso, l’influenza esercitata dal popolo ittita fu molto importante in quel periodo (Asia minore, Siria, Egitto) e certamente, la loro dieta alimentare era tipicamente anatolica (loro luogo di origine) arricchita dalle varianti locali dei luoghi su cui instaurarono il loro dominio.
Per la ricetta useremo due alimenti che sono stati domesticati in epoche remote proprio in Anatolia.
Le prime attestazioni di pecore domestiche risalgono all’VIII millennio a.C nell’Anatolia sud orientale. La linea di sviluppo dell’allevamento dei capraovinidi si è direzionata verso l’Asia sud occidentale. Questo tipo di carne era inserita nella dieta anche se non si conosce con esattezza se il consumo potesse essere giornaliero o saltuario.
La domesticazione della lenticchia è attestata nella zona del Vicino Oriente sin dalle prime fasi del Neolitico. Come altri legumi (pisello, cece, cicerchia) la lenticchia fu una delle specie da raccolto particolarmente diffuso.
Usato in diversi modi, compare frequentemente nelle zuppe.

Ingredienti:1 kg. Un cosciotto di agnello con l’osso | 1 bicchiere vino bianco secco | 1 tazzina aceto balsamico | cumino | coriandolo| 5 spicchi aglio | 250 gr. lenticchie | 200 gr. pomodori piccadilly | 5 cucchiai cucchiaio olio |sale e pepe | coriandolo fresco |15 cl. brodo vegetale
Preparazione: trattare la carne con un cucchiaio di olio, il sale, il pepe, il coriandolo e il cumino e lasciare marinare per tutta la notte.
Al mattino, farla rosolare in un coccio che sarà usato anche in forno insieme ad un filo di olio, ai 5 spicchi di aglio. Una volta che si sarà formata la crosticina su tutti i lati, sfumare con il vino bianco e l’aceto e lasciate cuocere scoperto su fiamma per 5 minuti.
Aggiungere il brodo vegetale, coprire e passare in forno a 160 gradi per circa 1 ora e 30 minuti.
Nel frattempo fare insaporire le lenticchie con l’olio sale una tazzina di acqua e lasciare cuocere per 30 minuti a fuoco lento (avendole lasciate in ammollo precedentemente). A cottura ultimate aggiustare di sale e pepe se necessario.
Appena l’agnello sarà cotto affettarlo e servirlo con le lenticchie cosparso di coriandolo fresco e profumato.

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