Un “semplice” pollo allo spiedo

Espansioni, contrazioni e conoscenze in divenire. Tutta la storia delle civiltà antiche sembra seguire questo ciclo. In mezzo ci sono le fasi di apparente quiete e corrispondono, tendenzialmente, a momenti di assestamento, ma sono ricche di interazioni, scambi culturali, assimilazione e formazione di “qualcosa di nuovo” o abbandono” di qualcosa di vecchio.

La quantità e varietà di materiale rinvenuta negli scavi è uno degli indicatori di queste fasi, non sempre esaurienti, ma fondamentali per identificare quelle categorie che consentono di individuare le classi di manufatti omogenei e tipiche di una civiltà in un momento particolare del suo sviluppo.

Proviamo un gioco: applichiamo mentalmente dei tag (espansione, contrazione, assestamento, tenendo presente che nel momento in cui avviene un’espansione esiste anche una contrazione) alla serie di avvenimenti qui di seguito riportati:

– nel II millennio a.C. diverse popolazioni caratterizzate dallo stesso gruppo linguistico e di famiglia indoeuropea provenienti dall’Asia, si insediarono nelle regioni danubiane e renane: i Celti;

– l’ Europa centrale dalla prima Età del Ferro è caratterizzata dalla cosiddetta cultura hallstattiana (IX – V sec. a.C) seguita poi da quella di La Tène (V-I sec. a.C.);

latene

– tra il 700 circa e il 400 a.C. una serie di migrazioni portò nella Gallia i Celti, scontrandosi con le popolazioni esistenti: iberica nel sud-ovest e ligure nel sud-est. Prevalse l’elemento celtico con l’importazione dei modelli culturali (gli studiosi identificano due fasi di questa civiltà quella di Hallstatt e di La Tène, già citate in precedenza in ambito generico);

– il mondo hallstattiano occidentale incontra il mondo Mediterraneo nel momento in cui viene colonizzata la Provenza con la fondazione di Massalia. Da qui, con la via commerciale del Rodano e della Saône, le merci potevano raggiungere il cuore dell’Europa centrale e proseguire su altre tratte;

– gli Sciti, alla metà del VI sec. invadono da est i territori hallstattiani;

– nel 540 a.C. Etruschi e Cartaginesi hanno la meglio sui Focesi, determinando un nuovo assetto politico commerciale nel Mediterraneo orientale;

– gli Etruschi chiudono il Tirreno al commercio dei Greci e dei Cartaginesi bloccando il passaggio delle Colonne d’Ercole . Marsiglia, fortemente limitata nei commerci marittimi, si concentra sul mercato interno dei Celti e utilizza le via fluviali per i commerci;

– i contatti fra Galli transalpini e Romani cominciarono alla metà del II sec. a.C., quando la colonia greca di Marsiglia, legata ai Romani da un trattato di alleanza, chiese aiuto all’Urbe a seguito delle mire espansionistiche celtiche.

Il quadro appena accennato è confermato dai dati materiali ritrovati in Gallia: infatti, le scoperte archeologiche hanno evidenziato che la tipica ceramica rugosa dell’ hallstattiano , con ornamenti incisi geometrici, continua a essere utilizzata fino alla romanizzazione. Nel frattempo arriva dal litorale mediterraneo la ceramica grigia d’Eolide, la dipinta ionica, corinzia, attica e laconica; in seguito, dal IV sec. a.C., quella a vernice nera etrusco-campana dalla Magna Grecia e dall’Etruria. E’ stata rinvenuta, proveniente da sud, una ceramica a ingubbiatura bianca con linee rosse e disegni geometrici.

cweramica grigia

Diventa difficile ipotizzare che le abitudini alimentari dei Celti “gallici” non abbiano subito influenze e contaminazioni in base anche alla porzione territoriale che hanno occupato e alle popolazioni con cui sono venute a contatto.

Potremmo generalizzare, come fece l’antropologo Marcell Mauss nel “Saggio sul dono. Forma e motivo dello scambio nelle società arcaiche” (Einaudi) affermando che quella dei Celti era “la civiltà dei formaggi e dei salumi” con le caratteristiche peculiari delle popolazioni nomadi, però, come i più attenti lettori di Archeoricette stanno verificando, a quante civiltà del passato potremmo affibbiare un tale epiteto? A molte, senza dubbio, soprattutto sul formaggio (e non necessariamente nomadi). Le linee di confine sono state sempre fluttuanti, soprattutto per gli scambi culturali e commerciali, alimenti compresi. Poi, come spesso si scrive su questo blog, in modo scherzoso: ” si fa presto a dire: Celti”

celti vaso

Lo spunto di partenza per questa ricetta sono stati i Celti (gallici) e la ricetta sarà costruita sul pollo, che molti studiosi indicano come alimento arrivato in Italia, dal nord Europa, tramite i Celti.

In Italia le prime attestazioni di questo uccello domestico risalgono al VIII secolo a.C. soprattutto come offerte funerarie delle sue carni o di uova. Ancora nel III sec. a.C le tracce riguardanti il pollo sono poche e il vero momento di espansione sul territorio italico avvenne nel pieno periodo della Roma di età repubblicana.

In Italia centrale la più antica attestazione di questo animale è documentata in una tomba a incinerazione proveniente dalla necropoli di M. Cucco a Castel Gandolfo mentre nell’area padana risulta presente a partire dall’ultimo quarto dell’VIII secolo a.C., informazione desunta dalla presenza dei resti ossei in alcune tombe (tomba Benacci Caprara 38 e tomba Romagnoli 1).

Preparazione: faremo cuocere il pollo allo spiedo, se avete tale modalità nel forno o se volete realizzare uno spiedo all’aperto, facendolo girare lentamente e accuratamente (le alternative allo spiedo sono due: o lo comprate da un girarrosto o lo fate cuocere al forno). Se lo fate cuocere voi allo spiedo: spennellate bene il pollo con olio extravergine di oliva, quindi cospargerlo con il sale aromatizzato, infilzate con lo spiedo, metterlo nel forno e porre una leccarda sul fondo (recipiente dove si raccoglie il grasso che cola dall’arrosto cotto allo spiedo). Fate cuocere per un’oretta scarsa, bagnandolo di tanto in tanto con il sughetto raccolto nella leccarda.

pollo allo spiedo

Contemporaneamente si prepara un bagnetto con: pepe tritato, cumino, semi di finocchio, menta, ruta e aceto. Possiamo aggiungere anche un cucchiaino di miele, elemento utilizzato dai Celti per la realizzazione di bevande alcoliche e sale.

Una volta cotto, si bagnerà il pollo con l’intingolo realizzato e il liquido rimanente può essere messo in una scodella a disposizione dei commensali.

Ingredienti: 1 pollo, 2 cucchiai di aceto, 1 cucchiaino di miele, mezzo cucchiaino di pepe tritato, 1 cucchiaino di semi di finocchio tritati, 1 cucchiaino di menta secca, 1 foglia di ruta lasciata intera, sale q.b, olio.

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