Pompei: ma siamo sicuri che…di G.U.

…sia esattamente così?
Tutto quello che segue è naturalmente una mia opinione, suffragata da quel briciolo di esperienza diretta (in ambito archeologico sul campo, dietro le quinte o nel seguire il dibattito in corso) maturata in questi anni. Spesso ho detto: Pompei va re interrata, si fanno meno danni. Ma lo scrivo non perché siamo Italiani e non riusciamo a gestire un sito come quello (un po’ forse conta, ma non è predominante), ma perché è il sito stesso che è praticamente ingestibile. Un piccolo inquadramento, molto rapido.
Pompei (la guest-star rispetto ad Ercolano o i centri limitrofi) è stata soggetta a diversi disastri nell’arco della sua esistenza causati sia da eventi naturali sia da azioni antropiche (spesso goffe); la sua storia di malanni aiuta a inquadrare il perché è così cagionevole di salute e perché sia quasi un miracolo il fatto che nel 2014 esista ancora.
Schematizzo per praticità:
– 62 d.C un terremoto arreca parecchi danni e mina la stabilità di molte strutture di cui non sappiamo con certezza quante siano state restaurate e rese nuovamente agibili;
– 79 d.C l’evento che tutti conosciamo: Pompei scompare letteralmente.
Tralasciando il discorso legato alla scoperta dell’insediamento e alle modalità con cui le strutture furono riportate alla luce (anche questo ha aumentato la precarietà di “rovine storiche” il tutto rapportato alla conoscenza ingegnieristca e lo sviluppo tecnologico dell’epoca e alla diversa sensibilità inerente il concetto di conservazione e tutela), arriviamo al 1943 quando Americani e Inglesi bombardano la zona perché certi della presenza di soldati tedeschi tra le rovine della zona, usate come nascondiglio. Sarà stato un obiettivo assolutamente strategico!
Inutile sottolineare che un bombardamento è sempre un bombardamento.
A tutto quanto sopra va aggiunto il naturale degrado che un oggetto subisce stando all’aperto e la maleducazione dei turisti distratti. Certo, l’incuria e la complicità prodotta da personaggi del luogo (dettata dal proverbiale pragmatismo italico, tradotto nell’ arte di arrangiarsi e portare qualche spicciolo a casa) contribuisce, ma è il danno minore per quel sito.
Quando c’è un crollo, tutti puntano il dito. Compresa la stampa internazionale, siamo italiani e notoriamente incapaci (ci sta, qualche spiraglio affinché si inoculasse tale idea l’abbiamo lasciato nei decenni).
Ma è sempre solo colpa nostra? Ma di chi in particolare?
La colpa dei crolli varia, a seconda della stagione politica e di chi ha voglia di cavalcare l’onda.
A volte colpa di un Ministro, a volta colpa della Soprintendenza, a volta colpa di S. Gennaro, etc etc etc.
Sia chiaro, è innegabile che delle responsabilità ci siano e che un degrado artificiale del genere è imputabile a una serie di fattori di mala gestione, superficialità manageriale, connivenze varie, etc etc etc però, perché crolla una casa a Pompei?
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(Pompei 1936 -Tatiana Warscher)

I motivi sono insiti nel sito stesso. Uso un esempio ecclatante, il crollo avvenuto nel 2010 della presunta Casa dei Gladiatori. Uso il termine presunta perché in realtà non esiste una prova certa che tale struttura, affacciata su Via dell’Abbondanza, fosse realmente abitata dai gladiatori; ma questo merita un approfondimento in altra sede.
Partiamo dal primo elemento: l’essenza di “rovina”. Una rovina per sua natura non è destinata a durare e per quanto si mettano delle toppe, ci si trova sempre di fronte a una situazione instabile, delicata e che subisce negli anni interventi che, a seconda delle epoche in cui vengono effettuati, seguono logiche, approcci e uso di materiali e tecnologie che nell’immediato appaiano come la panacea di tutti i mali (i metodi all’avanguardia), ma a distanza di anni non forniscono i risultati sperati e sono ovviante superati da altri medoti all’avanguardia. Chi bazzica nell’ambiente museale trova dei restauri che ora fanno inorridire ma quando sono stati effettuati erano la miglior soluzione applicabile.
Secondo elemento: quando quella struttura fu realizzata in origine, non fu concepita per durare in eterno. Si e no i cento anni di vita sarebbero stati un traguardo più che soddisfacente, effettuando una regolare manutenzione; arrivare fino al 2010 è stato un ottimo risultato!
Terzo elemento: la posizione di quella casa rispetto al sito di Pompei. Sito che come ben sappiamo non è del tutto scavato e quella struttura era ai margini della zona non scavata. La natura fa il suo corso, il terreno che era a ridosso ha reagito alle piogge facendo pressione sulla struttura antica (in fondo la terra cosa ne sa di cosa c’è al suo fianco!).
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(nella foto è evidente: terreno in prossimità della Casa dei Gladiatori crollata)

Quindi? Non lo so, non sono io a dover risolvere il problema, a me piace solo spostare il punto di vista e poi, si sa, l’archeologia per natura è distruttiva: per recuperare quello che c’è sotto, distrugge quello che c’è sopra! L’importante è documentare bene in modo tale che tutti, poi, ne vengano a conoscenza.
Generoso Urciuoli

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(Casa dell’orso ferito)

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