Altro giro, altra Ultima Cena…dal Ticino 2 volte!

Un repertorio immenso di Ultime Cene. In questi anni di ricerca sull’Ultima Cena, quella che si svolse, presumibilmente, durante il I secolo dell’Era Volgare a Gerusalemme, mi sono imbattuto in innumerevoli capolavori con soggetto “The Last Supper” e, in ognuno di questi, le portare presentate sulle diverse tavole sono state fonte di sorpresa, curiosità e approfondimento.
Oggi mi trasferisco in Svizzera, nel Canton Ticino per analizzare l’Ultima Cena realizzata da un anonimo e presente nella Chiesa di San Martino. Un affresco che vede un Giuda insolitamente a mani giunte che non prende ma riceve il boccone direttamente da Gesù.
Sulla tavola imbandita un vero e proprio banchetto con l’agnello nel calice più grande, il pane e il vino e altri alimenti, tra i quali spiccano i gamberi, le ciliege e le pere.
Non c’è da stupirsi e se avete voglia di aspettare ancora un po’, nel libro che ho scritto in collaborazione con la collega Marta Berogno, gli aspetti simbolici di questi alimenti e soprattutto la loro presenza saranno raccontati.

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L’affresco risale al XV secolo. In quest’epoca viene composto il “LIBRO DE ARTE COQUINARIA COMPOSTO PER LO EGREGIO MAESTRO MARTINO COQUO OLIM DEL REVERENDISSIMO MONSIGNOR CAMORLENGO ET PATRIARCHA DE AQUILEIA” da parte del Maestro Martino, al secolo Martino de’ Rossi o conosciuto anche come Martino da Como, originario nella Val del Blenio, nel Ticino. La sua fama si forma presso la corte degli Sforza di Milano.

Dal libro di cucina di Maetrso Martino “rubiamo” qualche consiglio per:
Per fare ogni bello arrosto.

Per fare bello arrosto de pollastri, de capponi, de capretti, o
de qualunche altra carne che meriti esser arrosta: prima, se fosse
carne grossa, fagli trare un boglio, excepto se fosse de vitello
giovine, et poi lardala, come se fanno li arrosti; se fosse cappone,
fasano, pollastro, capretto, o qualunch’altra carne, che meriti arrosto,
fa’ che sia ben netta et polita, poi mettila in aqua bollente,
et subito cavala fore, et ponila in aqua freda, et questo se fa aziò
che sia più bella, et meglio se possa conciare; poi lardala, zioè con
lardo bactuto, et altre chose convenienti odorifere onta bene,
secondo el gusto del tuo Signore; et drento se te piace gli poni de
bone herbe con prune secche, marasche, et viscioli o, in tempo,
de l’agresto, et altre chose simile; poi mittila ordinatamente nel
speto, et ponila al foco, et daglilo nel principio ad ascio ad ascio,
perché sia bello et bono arrosto se deve cocere pian piano; et quando
ti pare che sia presso che cotto, piglia un pane bianco, et grattugialo
menuto, et con esso pane mescola tanto sale quanto te pare
necessario per lo arrosto; poi gitta questa mescolanza de pane et
de sale sopra lo arrosto in modo che ne vadi in ogni loco; poi dalli
una bona calda de foco, facendolo voltar presto; et in questo modo
haverai el tuo arrosto bello et colorito. De poi mandalo a tabula;
quanto più presto, è meglio.

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