Gerusalemme: L’Ultima Cena (il libro)

A un anno di distanza dal viaggio in Terra Santa si è conclusa la ricerca storico-archeologica che Generoso Urciuoli e Marta Berogno, i due archeologi torinesi specialisti in cibo antico, hanno condotto sul Menù dell’Ultima Cena.

Il risultato? È in uscita per i tipi di Ananke il libro dedicato a questo lavoro, un volume dove in cibo è inconsapevolmente protagonista. Gerusalemme: l’Ultima cena (16,50 euro – 204 pag.) è una storia che utilizza il cibo per indagare uno degli avvenimenti chiave per la cultura occidentale e per tutta l’umanità: l’Ultima Cena, evento presumibilmente accaduto all’inizio del I secolo d.C. nell’allora Giudea e inserito in un contesto ben preciso e articolato.

Il cibo, però, come elemento di indagine, non è l’unico a essere sottoposto alla lente di ingrandimento: la Palestina, Gerusalemme, l’Impero Romano, il popolo eletto, le Sacre Scritture e non solo, sono gli altri ingredienti che vengono imbanditi sul tavolo di questa ricerca. L’indagine condotta dagli autori sull’Ultima Cena, (e in maniera più ampia sulla Palestina dell’epoca), se pur archeologica, storica, antropologica, religiosa e sociale, utilizza il filtro del cibo, elemento che fornisce una sensazione di realtà e di tangibilità.

“Fondamentale – spiegano gli autori – per fotografare la tavolozza alimentare e le abitudini legate alla tavola della Palestina nel periodo in cui avvenne la Cena per antonomasia, è stata la ricostruzione di alcuni banchetti citati nel Nuovo Testamento: dalle nozze di Cana, al Banchetto di Erode per arrivare all’Ultima Cena. La ricostruzione di questi avvenimenti, fatta con il filtro del filologicamente accettabile, è utile per ricostruire il quadro alimentare presente a Gerusalemme nel I secolo d.C. Il popolo di Israele – proseguono Urciuoli e Berogno – ha un legame molto forte con il cibo, che assume una valenza spirituale e culturale fondamentale; con il banchetto delle nozze di Cana abbiamo fatto luce sulle tradizioni alimentari e sulle numerose regole (kasherut), che rappresentano il fondamento della pratica religiosa, mentre con il banchetto di Erode abbiamo analizzato quali potevano essere le influenze, sopratutto romane, di una cucina internazionale presente a Gerusalemme. Un alimento comune in tutti i banchetti, escludendo il pane e il vino che sicuramente erano presenti, fu per esempio il garum: la salsa di pesce tipica della cucina romana, ma presente anche nella variante locale chiamata tzir”.

Ma cosa si mangiò durante l’Ultima Cena? Dove si svolse? Quando? In che modo? Questi gli interrogativi a cui il libro cerca di fornire una risposta.
Intanto, secondo Urciuoli e Berogno, l’Ultima cena non può essere un Seder Pasquale in quanto quel rito fu codificato almeno un secolo dopo la presenza di Gesù sulla terra, per sopperire al venir meno del Tempio di Gerusalemme, distrutto nel 70 d.C. dai Romani. Il Tempio era centro nevralgico, giuridico, religioso e luogo dove avvenivano le celebrazioni e i sacrifici anche per Pasqua. Quando avvenne dunque l’Ultima Cena?

copertina gerusalemme ultima cena

In secondo luogo il libro, attraverso un’attenta ricerca iconografica delle raffigurazioni realizzate in Oriente e in Occidente dal III secolo d.C. in avanti, si distacca dalla scena descritta nel cenacolo vinciano. “Attraverso i dipinti – spiegano Urciuoli e Berogno – siamo abituati a vedere Gesù e gli apostoli seduti dietro a un tavolo, ma i Greci e i Romani erano soliti mangiare semisdraiati e adagiati, come gli abitanti della Palestina all’epoca di Gesù. Non c’erano Triclini in tutte le case, ma ovunque tappeti e cuscini con una serie di tavolini bassi, dove veniva appoggiato il cibo. La nostra immaginazione – proseguono – è troppo condizionata dal capolavoro di Leonardo da Vinci che deriva da secoli di codificazioni iconografiche in cui si indicavano quali dovevano essere gli elementi tipici da inserire nella rappresentazione. A questo si aggiunge che l’immagine tradizionale dell’Ultima Cena è diventata il simbolo del tema del ‘Sacramento’, dell’eucarestia: ciò che avvenne a Gerusalemme nel I secolo d.C. acquisendo, con il passare dei secoli, un fortissimo valore simbolico che non ne agevola la ricostruzione”. In che ambientazione e dove si svolse dunque l’Ultima Cena?

Grazie al filtro del filologicamente accettabile, nel libro si è verificata la possibilità che fossero presenti alimenti e preparati tipo lo charoset o le erbe amare, piatti tipici della Pasqua, ma anche altri, come lo cholent, tipico delle festività, oltre ad alimenti della zona palestinese come l’issopo che potevano essere consumati anche quotidianamente. Se fosse stato il periodo Pasquale, cosa avremmo trovato sulla tavola dell’Ultima Cena? Sicuramente Agnello, Cholent di legumi del sabato, Olive all’issopo, Charoset con datteri, Erbe amare ai pistacchi, Pane azzimo, Vino aromatizzato. Ma se si fosse svolta in un altro periodo dell’anno il Menù sarebbe stato lo stesso?

Il volume firmato da Urciuoli e Berogno cerca di rispondere a tutti questi interrogativi fornendo anche un’accurata appendice di ricette relative al periodo storico affrontato dall’indagine.
“Siamo partiti dal presupposto – spiegano – che quello che noi conosciamo come Gesù, fosse un vero ebreo, rispettoso delle tradizioni trasmesse dalla Torah, e che si fosse attenuto anche ai dettami, soprattutto divieti, legati agli alimenti. Il popolo eletto era tale perché rispettava la legge fornita da Dio, divieti alimentari inclusi. Il nostro lavoro, indipendentemente da quello che possiamo aver messo su quella tavola, non è e non vuole essere argomento di fede. Quello che abbiamo fatto – proseguono – è un tentativo di confrontare le fonti esistenti fino al momento della cena riferendole al contesto archeologico, politico, letterario, linguistico, della Palestina e del mondo greco romano del I sec. d. C.”.

Questa indagine ha dunque portato a “mettere il luce”, nell’accezione archeologica, qualcosa che è sempre esistito, ma che era coperto da strati composti da “vuoti di memoria”, “non conoscenza” o “mancanza di collegamento tra gli elementi.
“Abbiamo realizzato un viaggio e questo libro che necessariamente non è solo di ricerca, ma è di divulgazione pura. Per noi – concludono gli archeologi torinesi – divulgazione significa realizzare una mediazione culturale tra il mondo scientifico e il mondo degli appassionati o dei curiosi. Questa mediazione però, deve partire dalle sorgenti del sapere ormai accademicamente diffuse, consolidate e condivise da una specifica comunità scientifica, e nel nostro caso, questa comunità scientifica, è allargata in quando siamo andati ad attingere dall’archeologia, dalla storia delle religioni, dalla storia, dall’epigrafia e dalla storia dell’arte”.

Gli autori
Marta Berogno
Nata a Genova nel 1979, si laurea in Conservazione dei Beni Culturali, indirizzo archeologico orientale, presso l’università di Bologna, con una tesi in Egittologia. Nel 2008 consegue un master in ambito archeologico (“Oriente e Occidente nell’antichità: storia, archeologia e tradizione letteraria”) presso l’Università di Genova sempre con una dissertazione in Egittologia. Dal 2007 lavora presso il Museo Egizio di Torino come operatore didattico specializzato per visite guidate e laboratori per bambini e adulti. Ha collaborato anche con il Centro Studi di Egittologia e Civiltà Copta “J.F. Champollion” e l’Accademia Aegyptica di Genova. Dal 2013 collabora con il progetto ‘Archeoricette’ e con il Centro Studi Petrie. Ha partecipato a diverse missioni archeologiche in Egitto (Luxor). Ha pubblicato: “A spasso nel tempo. Scopri i segreti della Terra dei Faraoni” 2011 edizioni Ananke, “Piramidi e Pentole. Un approccio gastronomico alla grammatica egizia” 2014 edizioni Ananke. Si occupa inoltre di didattica e divulgazione.

Generoso Urciuoli
Nato nel 1968, laureato in Civiltà Bizantina presso l’Università degli Studi di Torino ha approfondito il percorso di formazione in ambito archeologico con un master in tecniche di scavo archeologico e corsi di alta specializzazione in “instrumentum domesticum” (Pontificio Istituto Archeologia Cristiana di Roma), in ceramica e Archeologia subacquea (Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera). Ha lavorato come operatore archeologico e responsabile di scavo archeologico per varie università ed enti di ricerca in ambito italiano; ha svolto l’archeologo anche per varie ditte certificate per l’esecuzione dello scavo archeologico terrestre e sommerso occupandosi di ricerca, conservazione di beni culturali e documentazione di reperti e siti archeologici. Studioso del Cristianesimo delle origini, ideatore del progetto Archeoricette e collaboratore del Centro Studi Petrie. Autore e speaker radiofonico. Ha pubblicato: “Introduzione all’archeologia subacquea” 2003 Ed. Revelant -Medioevo.net, “Sono solo formulette?” 2012 Ed Archeoproteo, “Archeoricette” 2013 per i tipi di Feltrinelli, “Indovina chi venne a cena?” 2014 Edizioni Sottosopra, “Piramidi e Pentole. Un approccio gastronomico alla grammatica egizia” 2014 Edizioni Ananke.

Per maggiori informazioni: http://www.archeoricette.com

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