Provocare i provocatori

Diciamo che, pur non essendo un vero specialista, nel mondo dell’arte contemporanea ci ho “bazzicato” parecchio.  Un archeologo che si occupa di arte contemporanea? Un ossimoro all’apparenza, ma il mondo è bello perché offre molte possibilità, ci sono molteplici sfere da indagare, conoscere sondare e magari cimentarsi anche con più di una di esse, le sfere!

Diciamo che tra l’aver lavorato per due Biennali Giovani Artisti, l’aver vinto un premio di arte contemporanea, l’aver curato diverse mostre, l’aver ideato un programma radiofonico, Vernissage,  incentrato inizialmente sul mondo dell’arte e in particolare dell’arte contemporanea, mi rende, come dire, “imparato sul campo”.

A tal proposito ho codificato un personalissimo vademecum per riconoscere  una performance artistica e non scambiarla per azioni senza senso fatte da un folle o da un burlone.

Mi trovo ad assistere a una performance artistica se:

1) sono in presenza di una tizia o un tizio seduto o in piedi o accovacciato o sdraiato con o senza attrezzi di scena;

2) sono in presenza  di qualcuno vestito in total black style nelle vicinanze (i/il curatore)

3) sono in  presenza di un ristretto numero di persone vestite come i curatori ma più sciatti;

4) noto la presenza di qualcuno che filma o che fa foto con macchine serie;

5) noto la reazione stranita di chi sta passando lì per caso e pensa “braccia rubate all’agricoltura.

Secondo me funziona, provateci anche voi.

 

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