Reliquie, miti e storia.

Reliquie, miti e storia. Nel 1009 il califfo della dinastia fatimide al- Hakim distrusse la chiesa del Santo Sepolcro e si salvò, stando alla leggenda, solo il sepolcro scavato nella roccia che la tradizione identifica come il luogo di sepoltura temporaneo di Gesù. I cristiani affermarono che in quel luogo nascosero la santa croce. Nel 1099 la reliquia fu festosamente esibita quando i Crociati riconquistarono la città. Nel 1187 l’ayyubide Ṣalāḥ al-Dīn Yūsuf ibn Ayyūb, anche conosciuto come Saladino, riconquistata Gerusalemme si impossessò anche della santa croce e il povero Riccardo Cuor di Leone non riuscì a convincere l’avversario a vendergli il palo principale della croce. Ma la croce non venne distrutta, infatti pare che il vescovo di Salisbury, Hubert Walter, ottenne il permesso di baciare la reliquia a Gerusalemme. Da lì in avanti si persero le tracce della croce e iniziarono a comparire in giro per l’Europa frammenti tagliati dal legno originario che miracolosamente giunsero nel mondo cristiano…ma la storia non finisce qui!

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(Nella foto: Santo Sepolcro giugno 2015)

Dopo la conquista di Gerusalemme nel 1187 da parte dell’ l’ayyubide Ṣalāḥ al-Dīn Yūsuf ibn Ayyūb (Saladino) e l’episodio del vescovo di Salisbury, Hubert Walter, che ottenne il permesso di baciare la reliquia a Gerusalemme, si perdono le tracce dell’oggetto croce nella sua parziale integrità.(si parla del palo sostanzialmente), mentre una serie di frammenti ricavati dal lato corto, quelle su cui venivano stese le braccia del crocifisso iniziarono a comparire in giro per l’Europa. Nel 1127, il re Sigurdo di Norvegia, al modico prezzo di un pezzo di croce, mandò una flotta di supporto al re Baldovino I intento nell’impresa di conquistare il porto di Sidone. Ovviamente il pezzo faceva parte della vera croce e in onore della reliquia ottenuta Sigurdo di Norvegia fece realizzare una chiesa nel suo castello a Konighelle per contenere e venerare il prezioso oggetto.

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(Nella foto “A ognuno la sua croce” Gerusalemme, nei pressi dell’ingresso del Santo Sepolcro si può trovare quella croce che vene portata in processione o semplicemente “indossa” singolarmente dai fedeli.)

Ad Arezzo, nella Basilica di San Francesco, è presente la “Battaglia di Eraclio e Cosroe”, un affresco realizzato da Piero della Francesca, noto pittore del Rinascimento italiano; il dipinto appartiene al ciclo delle “Storie della Vera Croce”, ciclo pittorico realizzato in collaborazione con diversi artisti intorno alla metà del ‘400.
La fonte d’ispirazione, per il pittore rinascimentale, fu il testo de “La Legenda Aurea”, redatto nel XIII secolo d.C. dal domenicano Jacopo da Varagine, Varazze. La raccolta, che ha come oggetto le vite dei Santi, costituì per molto tempo il normale repertorio narrativo cui fecero riferimento i pittori, gli uomini di teatro, gli scultori e gli artigiani per gli episodi legati alla Chiesa cristiana e ai suoi protagonisti .
Jacopo da Varazze, tra le varie informazioni tramandate, riporta che, nel 615 d.C. il re sasanide Cosroe II, una volta entrato in Gerusalemme, trafugò la vera croce di Cristo; grazie all’imperatore Eraclio la reliquia ritornò nelle mani della cristianità.

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(Nella foto merchandising sacro! Gerusalemme 2015)

La moltiplicazione dei pezzi di legno. In precedenza vi ho raccontato che Riccardo Cuor di Leone non riuscì ad acquistare il palo della croce. Ṣalāḥ al-Dīn Yūsuf ibn Ayyūb (Saladino) in maniera ostinata non lo vendette ma fece acquistare al sovrano occidentale due pezzi più piccoli che aveva tenuto a disposizione proprio per la vendita ai cristiani. Eraclio, secoli prima, stando a quanto si narra, tagliò ben diciannove frammenti della croce distribuendoli nei territori di Cipro, Antiochia, Creta, Edessa, Georgia, Alessandria, Ascalona, Costantinopoli e Gerusalemme. Insomma, pur non sapendo che fine avesse fatto il palo centrale, la cristianità poteva contare su una serie di frammenti distribuiti in giro in luoghi che divennero “sacri”. Parecchi frammenti sono tutt’ora presenti in diversi monasteri greci ortodossi. Nei miei viaggi mi sono imbattuto in diversi siti che contengono i presunti frammenti della vera croce, compreso un pezzo di ben 20 cm nel famoso monastero Grande Lavra sul Monte Athos (accesso molto complicato ma ne è valsa la pena) e a Cipro nel monastero Stravos di Omodos dove all’interno di una croce pare sia stato inserito un frammento della Vera Croce; la struttura, fatta fondare dalla madre di Costantino nel 327 d.C. conserva anche una croce d’oro contenente le fibre di canapa con cui Gesù venne legato alla croce.

 

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