Archeologo da cantiere?

Ripubblico l’intervista che segue, realizzata qualche mese fa dal giornalista Nico Ivaldi e uscita sul mensile  PiemonteMese . Penso che oggi, nel senso di data odierna in cui scrivo, e dopo una serie di inutili fastidi,  più che mai confermo parola per parola, forse alcuni argomenti li avrei approfonditi ma non era la sede. Ad esempio, sul discorso dell’archeologo da cantiere. Possibile che dal 2006 quando realizzai l’ultimo scavo di quel genere (dopo ben 10 anni di assistenze archeologiche, direzioni di scavi e scavi veri e propri realizzati dal Piemonte alla Calabria) devo registrare che molti dell’ambiente accademico (e tanti del presunto tale) non sappiamo che gli archeologi per guadagnarsi da vivere fanno il lavoro da archeologi? Che indipendente dalle specializzazioni chi fa la vita da cantiere si trova a confrontarsi con stratigrafie diverse, complesse, periodi storici anche non afferenti alle proprie ricerche e per necessità e professionalità deve approfondire più argomenti? Rimango basito! Secondo voi, perché un archeologo protesta se prende 7.50 euro all’ora su un cantiere? Quindi, più che dire che è un lavoro sottopagato perché uno ha studiato tanto e ha titoli di studio, io inizierei a raccontare che è sottopagato perché uno deve continuamente aggiornarsi e aggiornarsi costa! Se poi si preferisce che il materiale di documentazione che viene consegnato a chi poi dovrebbe studiare e pubblicare sia scadente…

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L’intervista

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