About

Cosa: Archeoricette è un blogi di storia e archeologia del cibo ma anche tante altre cose.

Chi: Generso Urciuoli, archeologo, forse più storico ma studioso appassionato, è l’ideatore e l’autore di questo archeo(food)blog. Si considera un bizantinista prestato ormai da anni al mondo islamico.

Come:  utilizzando il cibo quale filtro interpretativo, con Archeoricette si cerca di ricostruire le abitudini alimentari delle antiche civiltà oggetto d’indagine, dimostrando l’esistenza dell’arte culinaria ben prima del Medioevo e riproponendo spesso, quale risultato pratico delle indagini condotte, ricette antiche, in alcuni casi vere, cioè tramandata dalle fonti, in altri casi ricostruite con l’analisi del contesto. Ma non di solo cibo si nutre l’archeologia! Quindi anche tante altre storie legate all’archeologia.

Dove: su questo blog, sulla pagina Facebook Archeoricette e sull’account twitter @archeo_ricette. In giro per l’Italia per conferenze e presentazioni, chiacchierate con degustazioni e shoowcooking.

Quando: dipende!

 

Archeo_Bozzalogo02

 

Generoso Urciuoli: nato nel 1968, laureato in Civiltà Bizantina presso l’Università degli Studi di Torino ha approfondito il percorso di formazione in ambito archeologico con un master in tecniche di scavo archeologico e corsi di alta specializzazione in “instrumentum domesticum” (Pontificio Istituto Archeologia Cristiana di Roma), in ceramica e Archeologia subacquea (Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera). Ha lavorato come operatore archeologico e responsabile di scavo archeologico per varie università ed enti di ricerca in ambito italiano; ha svolto l’archeologo anche per varie ditte certificate per l’esecuzione dello scavo archeologico terrestre e somerso occupandosi di ricerca, conservazione di beni culturali e documentazione di reperti e siti archeologici. Direttore del dipartimento di Archeologia abramitica del Centro Studi Petrie. Ha pubblicato: “Introduzione all’archeologia subacquea” 2003 Ed. Revelant -Medioevo.net, “Sono solo formulette?” 2012 Ed Archeoproteo, “Archeoricette” 2013 per i tipi di Feltrinelli, “Indovina chi venne a cena?” 2014 Edizioni Sottosopra, “Piramidi e Pentole. Un approccio gastronomico alla grammatica egizia” 2014 edizioni Ananke, “Gerusalemme: l’Ultima Cena” 2015 edizioni Ananke.

 

Sul discorso cibo: Archeoricette_il progetto e l’approccio metodologico

La presentazione che state per leggere è pensata per gli addetti ai lavori (giornalisti, archeologi, antropologi, nutrizionisti, docenti del gusto, chef), ma è rivolta soprattutto a quelli che reputano, in qualche modo, che un progetto divulgativo sulle ricette “archeologiche”  possa essere privo di valore scientifico (dove per ricetta si intende quella procedura che prende in considerazione i rapporti tra gli ingredienti e la loro gerarchia interna, come sintesi del ciclo produttivo del cibo prima del suo consumo).

Archeoricette è a tutti gli effetti un progetto di divulgazione scientifica ideato da un archeologo appassionato di archeologia della produzione e di divulgazione, che ha coinvolto, strada facendo, persone qualificate per costituire un gruppo di studio e un’associazione culturale.

Archeoricette è come un edificio: a differenza di come gli archeologi sono abituati o costretti ad analizzare quel che resta delle strutture nei contesti di scavo, l’iter con cui il progetto è stato costruito (e si sviluppa) procede dall’alto verso il basso: copertura – alzati – fondazioni.

Alla stregua del concetto espresso da Leon Battista Alberti (De Re Aed. 2, 1, 20), la copertura del progetto determina la scelta dei materiali con cui devono essere realizzate le altre strutture. Onde evitare che succeda per Archeoricette quanto accaduto per la ricostruzione del ginnasio di Nicea: “e poi l’architetto, certo ostile a quello che aveva cominciato la ricostruzione, sostiene che i muri d’ambito, anche se spessi 22 piedi non sono in grado di reggere al carico previsto perché sono realizzati con pietrame frammisto e cocci senza la cortina laterizia” (Plinio il Giovane, lettera a Traiano 39-40), gli alzati e le fondazioni sono realizzate con materiale molto resistente per sostenere, all’apparenza, una copertura molto “leggera”.

 Qual è la copertura nella metafora? Archeoricette cosa si propone?

Ad oggi la risposta è: la ricostruzione dell’arte culinaria appartenente a ciascuna civiltà oggetto di indagine. L’arte culinaria e gastronomica diventa un modello per tentare di illustrare, aldilà degli stereotipi o della conoscenza fornita dalla vulgata, una visione attendibile e coerente del mondo antico (mesopotamico, egizio, hittita, miceneo, minoico, persiano etrusco, etc)  in merito al cibo.  Vengono raccolti i dati forniti dalle diverse branche dell’archeologia e viene formulata l’ipotesi che l’arte culinaria e gastronomica esistesse già con una sua struttura all’interno della quale ogni elemento definisce il proprio significato, con la possibilità di analizzarlo e riconoscerlo. Utilizzando un concetto caro al professor Montanari, la grammatica del cibo e le regole ad essa sottese, il progetto Archeoricette:

          analizza le abitudini alimentari di civiltà che si sono sviluppate in un vasto arco temporaneo dal 3000 a.C al 600 d.C;

           verifica l’applicabilità delle “regole grammaticali”;

          dimostrare l’esistenza (anche in assenza di testi che lo documentino) dell’arte della cucina anche ben prima del Medioevo.

In aggiunta, ogni singolo alimento  viene interpretato come uno strato archeologico: da solo poco indicativo, ma affascinante se contestualizzato, non solo dal punto di vista delle coordinate cronologiche ma anche di quelle geografiche.

Il cibo è a tutti gli effetti un manufatto, materia che ha subito una manipolazione, anche solo con la raccolta. L’alimento è al centro di un processo complesso che si realizza con molteplici azioni: conservazione, stoccaggio, trasporto, trasformazione, consumo e commercio, per citarne alcune; quindi il cibo è cultura materiale.

Con questa premessa, l’archeologia della produzione diventa il primo dei “materiali” con cui sono state realizzate le fondazioni di Archeoricette.

Con grande debito nei confronti di Tiziano Mannoni e di Enrico Giannichedda, inconsapevoli ispiratori della formazione post accademica e del relativo approccio professionale e di ricerca di chi sta formulando questa presentazione, l’archeologia della produzione sta alla base di Archeoricette dove gli obiettivi di ricerca sono “il riconoscimento delle cause e delle conseguenze sociali ed economiche, ma anche di impatto ambientale” (E. Giannichedda) del cibo e del suo consumo. 

Gli alzati, sempre nella metafora dell’edificio, sono costituiti dai dati archeobiologici, archeologici ed epigrafici tenuti insieme da altre  branche dell’archeologia (quella del commercio e del consumo e dai vari settori che nutrono questi argomenti: archeologia subacquea, navale, ambientale).

 Il risultato delle “indagini” di Archeoricette si concretizza spesso sotto forma di ricetta. In alcuni casi sono ricette vere, tramandate dalle fonti, in altri casi sono delle ricostruzioni realizzate grazie all’analisi del contesto e gli assemblaggi proposti sono verosimili o “filologicamente” accettabili.

 Insieme all’approccio archeologico si utilizzano dei filtri antropologici, e di pari passo tutto viene confrontato con le attuali conoscenze della  scienza della nutrizione.

Uscendo dalla metafora dell’edificio ed entrando in quella culinaria, il condimento e il legante sono costituiti dal  linguaggio divulgativo con un taglio mirato a raggiungere il maggior numero di interlocutori e a un uso variegato e appropriato di diversi mezzi di comunicazione (dai social al blog, dal cartaceo alla radio).

Attingendo a un concetto del prof. Cairoli Fulvio Giuliani, ordinario di Rilievo e analisi tecnica dei monumenti antichi della Sapienza, davanti all’analisi di una struttura la descrizione accurata e particolareggiata della stessa porta solo a una sterile e pedante analisi tecnica ma la  “vera utilità” del perché questa è stata realizzata “sarà tutta da rintracciare”.

Di tutto quanto sopra si nutre il progetto Archeoricette e le sue varie declinazioni. 

Generoso Urciuoli

 

 

 

Archeoricette_dallo studio alla “tavola”

 

Cosa è successo dal 1 aprile 2013 ad oggi:

– pagina FB Archeoricette con oltre 9000 “Mi Piace”;

– blog di Archeoricette (dal 15 maggio) oltre 50.000 visualizzazioni;

– appuntamento settimanale sul network Radio KissKiss all’interno della trasmissione 00K con Marco e Giò (fascia pomeridiana) fino a luglio 2013;

– appuntamento settimanale su Gru Radio (radio territorio piemontese) all’interno di Glocal Sound (fascia preserale) fino a giugno 2013;

– appuntamento settimanale da settembre su Gru Radio all’interno di Voci della città  (fascia preserale) fino a giugno 2013;

– una nutrita rassegna stampa consultabile al seguente indirizzo https://archeoricette.com/2013/07/03/hanno-parlato-diarcheoricette/

(Dati aggiornati al 1 ottobre 2013)

 

Le attività_

 

Conferenze:

Dall’Iliade all’Odissea: le abitudini alimentari nei poemi omerici.

Impastavano con i piedi: le stranezze alimentari degli antichi Egizi secondo Erodoto.

Non di solo farinata: un’indagine sugli Etruschi, i primi consumatori di pasta sul suolo italico.

Si fa presto a dire garum: i Romani a tavola durante l’impero.

Archeoricette a Tavola (conferenza con cena)

La nascita dell’arte culinaria

Dall’Esodo all’Odissea

Stupirsi mangiando

Tour archeogastronomico (solo a Torino) con degustazioni Indovina chi venne a cena?

Corsi:

I geroglifici della cucina

Kanjii in brodo

Le pubblicazioni

Archeoricette (Ed. in proprio distribuzione Feltrinelli., 2013) (cartaceo e ebook)

Indovina chi venne a cena? (Ed. Sottosopra – Torino, 2013 )

 

 

Archeoricette è un progetto divulgativo che utilizza diversi media: web, radio, carta e la tavola vera e propria.

L’archeologia è intesa come metodo d’indagine ed è applicata al cibo e alle abitudini alimentari delle civiltà del passato.

L’alimento viene interpretato come uno strato archeologico: da solo poco indicativo ma affascinante se contestualizzato, non solo dal punto di vista delle coordinate cronologiche ma anche di quelle geografiche. Il cibo è a tutti gli effetti un manufatto, materia che ha subito una manipolazione, anche solo con la raccolta.

L’alimento è al centro di un processo complesso che si realizza con molteplici azioni: conservazione, stoccaggio, trasporto, trasformazione, consumo e smercio, per citarne alcune; quindi il cibo è cultura materiale.

Il risultato delle “indagini” di Archeoricette si concretizza sotto forma di ricetta. In alcuni casi sono ricette vere, tramandate dalle fonti, in altri casi sono delle ricostruzioni realizzate grazie all’analisi del contesto e gli assemblaggi proposti sono verosimili o “filologicamente” accettabili. Tutto questo finalizzato alla traduzione o sperimentazione attuale.

Quando è stato scritto il primo post di Archeoricette sulla pagina Facebook, l’approccio era quello di, in poche righe, raccontare uno dei tanti aspetti legati alle antiche civiltà e in particolare: le abitudini alimentari. Il post si è trasformato in una ricetta con un contorno storico per contestualizzare il tutto.

Ma Archeoricette non è un progetto di “cucina” (intesa nell’accezione contemporanea), anche se lo è.

Il primo “ricettario” della storia, proveniente dall’area Mesopotamica, non porta con sé nessun dato relativo alla quantità degli ingredienti o ai tempi di cottura.

Stessa cosa nel più “recente” lavoro di Apicio. Sembra quasi che queste informazioni non fossero fondamentali da trasmettere a tutti, perché appartenenti solo agli addetti ai lavori che si tramandavano con il saper fare “i segreti” del loro mestiere. Esistono le classiche eccezioni che confermano la regola, ma sono poche.

In realtà le “archeoricette” esistono da sempre: le librerie sono piene di storie dell’alimentazione e la rete pullula di siti sul cibo antico.

Qual è la novità? La presunzione del progetto porterebbe a rispondere “eppure c’è”!

La speranza è di accompagnare il pubblico in un percorso diverso e, anche se solo per una volta, far pensare “ma dai, non lo avrei mai detto!”. La conoscenza sulle antiche civiltà spesso è vincolata dalle nozioni acquisite a scuola, con un approccio temporale quasi mai sinottico e sempre eurocentrico; l’omissione sistematica, o quasi, sui punti di contatto tra le civiltà crea la sensazione di popoli ben delineati e “compartimentati” (e per contatto non si intende la guerra e le battaglie ma gli scambi e le compenetrazioni culturali!).

Ecco che il cibo, per Archeoricette, diventa un filtro di analisi per creare un quadro completo e chiaro: ogni popolo, che si è mosso in passato per i motivi più disparati, portava con sé le proprie abitudini alimentari e, venendo a contatto con altre civiltà, da una parte ne assorbiva di nuove, dall’altro imponeva le proprie, creando un risultato originale. Le civiltà antiche sono state più permeabili di quanto si possa immaginare e più dinamiche di quanto si rammenti. Le linee di confine sono state sempre fluttuanti, soprattutto per gli scambi culturali e commerciali, alimenti compresi.

E non solo cibo ma tutto ciò che ruota intorno al cibo: i materiali, gli spazi, gli uomini.

I territori oggetto d’indagine in Archeoricette corrispondono a una macroarea che abbraccia il bacino del Mediterraneo e arriva fino al Medio Oriente (con qualche piccolo salto ancora più a Est). Sono escluse alcune zone dove alimenti importanti sono stati domesticati e utilizzati. E quindi? Nulla di grave, in nome del pomodoro, sono concesse anche escursioni in Mesoamerica!

 

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